Terremoto: dove sei Dio?

Un terremoto è totale. Oltre alla nostra vita, a quella dei nostri familiari, alla casa, al lavoro, ci può togliere le nostre false illusioni, le sicurezze umane alle quali ci aggrappiamo giorno per giorno con le nostre inossidabili abitudini. Di fronte ad un evento così catastrofico, proporzionalmente all’età anagrafica ognuno s’interroga sulle proprie scelte esistenziali e può trovare soltanto due risposte; di aver posto se stessi al centro dell’universo, in una visione egoistica ed egocentrica, oppure, che siamo parte viva ed integrante di un progetto superiore.

Se siamo al centro dell’universo, di fronte alla sofferenza ci ricordiamo di un Dio che abbiamo allontanato tanto tempo fa, e ci arrabbiamo con lui, lo bestemmiamo per averci fatto questo affronto, a noi che abbiamo fatto tanto (per noi), e ci chiudiamo dentro ancora di più di quanto lo fossimo prima. E diventiamo ancora più arroganti e sterili.

Se siamo parte viva di una società civile, nella difficoltà non cerchiamo subito un colpevole per scaricargli tutto addosso (piove, governo ladro!), ma ci rimbocchiamo subito le maniche nel contesto in cui viviamo; offriamo una parola di conforto per il vicino di casa, creiamo un gesto di solidarietà fatto attraverso la scuola dalla quale ti osserva tuo figlio, cerchiamo di portare unione e condivisione dove ci sono contrasti, ci sforziamo di guardare nel proprio armadio e di privarci di qualche capo di abbigliamento per donarlo a chi non ha più nulla, scegliamo di essere volontario nelle zone terremotate… sono tanti i modi in cui Dio si manifesta.

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